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SHAHRAZAD e la lampada di Aladino

sharazad lietezzadi e con Francesca Brusa Pasqué
Scenografie e Costumi: Ines Capellari
Musiche tradizionali

Perché Shahrazad? Chi è questa eroina che rimanda ad un mondo fantastico, pieno di magia, atmosfere, giochi d’acqua, pietre preziose, sete e fruscii? Perché oggi ha senso parlare di lei, usando come pretesto una fiaba nota, che fa sognare e incanta grandi e piccini?

La risposta è scritta nel preambolo de “Le mille e una notte”: questa splendida raccolta di storie, infatti, inizia con l’atto eroico di Shahrazad che salva il suo popolo e se stessa non tanto grazie alla bellezza, quanto, piuttosto, grazie alla conoscenza e alla sua capacità di narrare, acquisita in anni di lettura, studio e ricerca.
Sharazad, Francesca col libroIl racconto nel racconto: qui si narra la storia di Shahrazad, che narra la storia della lampada di Aladino al re Shahriyar, durante la prima notte di nozze. E la meraviglia è che questo racconto dura “mille e una notte”: ecco come la nostra affabulatrice riuscirà a far innamorare di sé Shahriyar e a salvare la sua vita e il suo popolo.
Il pubblico sarà condotto in un viaggio che lo porterà nel magico mondo medio-orientale, nel mondo luccicante dei palazzi dei sultani, delle pietre preziose, dei giardini fioriti, degli incantesimi dei maghi cattivi e dei desideri realizzati da un simpatico genio, grazie agli oggetti fatati che Aladino si trova tra le mani. E poi, tanta atmosfera creata dal fiume di voce che si snoda in parole e canto e dai vari personaggi che la narratrice interpreta e lascia, per portare avanti il filo della storia.
Temi: incontro con il mondo mediorientale; il libro e lo studio come àncora di salvezza; il raccontare come espressione di sé e occasione di insegnamento.
Tecniche utilizzate: teatro di narrazione con stoffe, oggetti, strumenti musicali.
Durata: ca. 50 min.
Spazio: minimo 6x6.
Età: materne, elementari.

sharazad genioLA PRIMA FIABA DA SOLA
La prima fiaba da sola. La prima volta in scena non solo come “monologante”, ma anche come scrittrice e regista. Circondata da piccoli musicisti di una scuola civica, ho incominciato così. Poi l’insegnante di violino, Carlo Taffuri, mi chiese se volevo fare lo stesso lavoro, ma con musicisti professionisti, con musiche composte appositamente per la fiaba da Marco Bertona. Certamente!
E così incominciò la mia collaborazione con Immaginarte, che mi ha portato al Teatro Sociale di Como e persino al Castello Sforzesco di Milano. In quest’occasione ricordo che appena finimmo lo spettacolo, ci fu un attimo di silenzio, poi partì un applauso tanto caloroso e tutti quanti si alzarono in piedi. Standing ovation…oh yesss!

SECONDA VERSIONE
Imparai a suonare le percussioni. A cantare. Ad accennare alla danza orientale. Tutto da sola. Non avevo un impianto adeguato, quindi non avevo musiche. Sembrava un teatro formato tascabile, artigianale in tutte le sue parti. Eppure aveva fascino. Una volta mi invitarono in una scuola media, in cui si stava facendo un progetto di integrazione di alcuni ragazzi provenienti dal Marocco. Alla fine li avevo tutti intorno a suonare il jambé con me…loro sì che erano bravi! Ma nello stesso tempo, li avevo catturati col mio racconto, avevano ascoltato il mio canto, erano rapiti dalla mia storia che raccontava del loro mondo, lasciato alle spalle.

IL TESORO
Troppo piccolo. Un semplice bauletto, tanti oggetti scintillanti, piccole lucine. Eppure era sempre troppo piccolo. Finiva in un baleno la sua presenza. Dovevo valorizzarlo.
Finalmente l’idea: se non poteva crescere l’oggetto in sé, poteva crescere la cornice! Così, insieme a Ines Capellari, creammo un piccolo baldacchino-sipario-finestra, aperto il quale il mio piccolo tesoro poteva diventare protagonista assoluto. Al sollevare della tenda, si accendono le luci e sotto, magia delle magie, ecco a voi un tesoro come dio comanda!
sharazad ballo con tamburo