Fiaba Indiana 021 - DSC_6281-th Fiaba Indiana 091 - _DSC7342-th Fiaba Indiana 095 - _DSC7345-th Fiaba Indiana 190 - _DSC7360-th Fiaba Indiana 195 - _DSC7365-th Fiaba Indiana 204 - _DSC7374-th Fiaba Indiana 303 - DSC_6493-th fiaba-indiana1-th fiaba-indiana2-th fiaba-indiana3-th fiaba-indiana4-th

FIABA INDIANA - L'arcobaleno e le anatre

fiaba indiana danza con velodi e con Francesca Brusa Pasqué
Scenografie e Costumi: Ines Capellari
Musiche: Ravi Shankar e tradizionali

“Minifest” Operaestate Festival Veneto 2009
"Racconti di qui e d'altrove", 7° Festival Internazionale di Narrazione, Arzo, Svizzera, 2006

In questo spettacolo si raccontano due miti indiani:
- il mito di Shiva, potente divinità che si trasforma in montagna (nell’Himalaya) per poter donare alla terra il fiume Gange e renderla finalmente fertile;
- il mito che spiega il perché dei monsoni che devastano l’India.

E’ una madre a raccontare questi miti, una madre che sta cercando riparo insieme alla sua bambina sul suo albero-nido, sul quale tutti si arrampicano quando piove tanto: l’acqua incomincia a salire e allora, lassù, le madri consolano i figli, raccontando loro perché”quando incomincia a piovere non finisce più“.
Fiaba Indiana, Francesca in scena con veloLa storia che le madri raccontano (originaria del Bangladesh) è quella dell’uovo di arcobaleno, il cui divieto a toccarlo viene un giorno violato da un gruppo di bambini.
Ed ecco la tragedia: il bellissimo arcobaleno che esce dall’uovo, in breve tempo si scioglie in pioggia che devasta la terra, permettendo solo ai bambini di salvarsi, uscendone però trasformati in nuove creature.

Ciò che si crea è l'atmosfera dell'India, terra di monsoni e sciagure, ma anche di colori, di profumi, di incantatori di serpenti e di spiritualità, di tradizioni e di antica saggezza.

Temi: incontro con l’India; il mito che spiega l’inspiegabile.
Tecniche utilizzate: teatro di narrazione con musiche e danze.
Durata: ca. 50 min.
Spazio: 6X6
Età: 7-11 anni.


LA PRIMA MESSINSCENA
Questa fiaba non è stata semplice da raccontare: appartiene ad una cultura così lontana dalla nostra, che mi ci sono volute tre messinscena diverse per arrivarci. E chissà la prossima volta quante cose cambieranno ancora!
Ancora una volta l’idea arrivò dalle maestre della scuola materna delle mie bambine. E ancora una volta il testo da cui si partiva era tanto breve. La prima messinscena fu veramente molto semplice: utilizzai teli che arrivavano da Zanzibar, mi arrabattai un arcobaleno fatto di lunghe strisce di stoffa tutte colorate, il costume era di un’altra fiaba. Non c’erano musiche, solo la mia voce e il mio canto; il “prendere forma” dell’arcobaleno durava un istante, troppo poco rispetto al racconto. Eppure l’essenza uscì magicamente. Avevo percorso un pezzo di storia dell’India e forse nemmeno me ne ero accorta.

fiaba indiana piantoAL FESTIVAL DI ARZO
Presto mi chiesero una replica e, avventatamente, invitai Anna Lupi, l’organizzatrice del Festival di Arzo che aveva visto già altri miei lavori.
Una settimana prima mi venne un’orrenda bronchite: senza forze, senza voce, senza fiato cercai di rimettere in piedi lo spettacolo che, in quella forma, era ancora piuttosto improvvisato. Arrivai trafelata, febbricitante, terrorizzata, anche perché in programma c’erano due repliche nella stessa mattina in un’orrenda palestra, a luce piena. Alla fine Anna mi venne incontro. Mi ricordo che incominciai a scusarmi e a giustificarmi, ma lei mi disse che il lavoro era bellissimo, che avevo un “modo di raccontare così particolare e sentiamoci presto. Ciao!”.
Aspettai. La telefonata non arrivava.
Passarono mesi. Un giorno, mentre le lanterne di casa mia dondolavano insolitamente tutte insieme, squillò il telefono. “Francesca sto aspettando la tua risposta”. Era Anna Lupi. “La mia risposta?”
Ecco cosa era accaduto: era già stata fissata la data del mio spettacolo e il cortile nel quale si sarebbe svolto, ma mancava ancora il titolo. Certo! Tutte e tre le opere che Anna aveva visto le erano piaciute molto: non mi restava che scegliere quale portare al Festival Internazionale di narrazione di Arzo.
Per molto tempo Anna si è ricordata dell’urlo che ho lanciato al telefono. Non ci potevo credere. Andavo ad Arzo!
Cosa scelsi? “Fiaba indiana. L’arcobaleno e le anatre”.
Mi misi all’opera lavorando sodo tutta l’estate e ne uscì la seconda versione, ancora senza musiche, ma con una scenografia e una consapevolezza nell’uso di oggetti che mi permetteva di dare tempo e spazio al mio racconto. Io ero alle stelle.

LE MUSICHE DI RAVI SHANKAR
Operazione modestia: va bene raccontare, va bene interpretare i personaggi, va bene cantare..ma anche suonare gli strumenti e riempire io tutto lo spazio? era davvero troppo. Una interessantissima ricerca musicale mi ha svelato i misteri della musica indiana, così profonda, così scatenatrice di immagini, così essa stessa piena di racconti. Dovevo solo accettare di togliere parti a cui ero molto affezionata per far spazio ai suoni magici di Ravi Shankar. Non mi ci è voluto molto, anche perché con quelle musiche finalmente lo spettacolo ha preso il volo.

OPERAESTATE FESTIVAL VENETO
Dovevo fare lo spettacolo nel cortile di una biblioteca, nel paese di Loria. Quella sera c’era un gran vento e decisi di appendere il fondale, fissandolo solo nella parte superiore, in modo da lasciare libero il telo.
Ricordo che mentre raccontavo la scena del monsone, si levò un vento così forte, che il fondale si alzò all’indietro come una vela, schiacciandosi contro gli alberi che si agitavano, producendo un suono che non mi sono più levata dalle orecchie. Il mo racconto, la musica di Shankar e la natura che veniva in mio aiuto: si venne a creare un effetto incredibile, tanto suggestivo che qualcuno pianse, così pieno di emozione e paura. Appena finito lo spettacolo scoppiò un temporale memorabile: era come se si fosse generata una dimensione mistica. Questo ricordo si agita ancora vivo nella mia memoria.
fiaba indiana danza